Martedì 23 marzo 2021 si è riunito il Tavolo della sicurezza stradale dell’ULSS9 “Scaligera” che, presieduto dal Vice Prefetto aggiunto di Verona, dr.ssa Carla Leo, ha visto la partecipazione della Provincia di Verona, del Comune di Verona, dei comandi provinciali dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza,  della Conferenza dei sindaci dell’ULSS9, dell’ACI Verona e dell’Associazione Vittime della Strada e del Lavoro.

VSS ha illustrato delle proposte che saranno poi oggetto di discussione ed eventuale inserimento in una più articolata proposta di legge. SCARICA IL NOSTRO CONTRIBUTO

PREMESSA

L’associazione Verona Strada Sicura nasce dalla sintesi esperienziale di figure istituzionali (Polizia Stradale, SUEM 118 e Vigili del Fuoco) e realtà della società civile (familiari di vittime della strada e atleti disabili). I soci hanno sempre perseguito obiettivi molto concreti e lontani da ogni clamore o interesse di parte.

Con queste premesse sono state gettate le basi per una divulgazione costante ed efficace dell’educazione alla sicurezza stradale applicando metodi fortemente legati alla potenzialità delle immagini e al vissuto degli associati.

Tutto ciò ha consentito di creare una penetrante empatia con gli studenti delle ultime classi delle scuole secondarie di II grado che ha permesso di veicolare e condividere il disvalore di comportamenti pericolosi alla guida dei veicoli quali l’ebbrezza alcolica, l’assunzione di stupefacenti, la velocità, la distrazione nel senso più ampio dell’accezione.

Introdotto con estrema sintesi lo spirito associativo, riteniamo utile suddividere gli interventi in due macro aree: “Il sostegno ai familiari delle vittime” e “L’educazione alla sicurezza stradale” a loro volta sintetizzate in proposte che vedrebbero il nostro fattivo contributo.

 

IL SOSTEGNO AI FAMILIARI DELLE VITTIME

Il nostro Parlamento ha già rivolto notevole attenzione al fenomeno della sinistrosità stradale, tanto da indurre il Presidente della Repubblica a promulgare la Legge 29 dicembre 2017, n.227, con cui si istituisce la “Giornata nazionale in memoria delle vittime della strada” che invita a “conservare il ricordo delle vittime e manifestare la partecipazione al dolore dei feriti, delle famiglie, degli amici e delle comunità di cui facevano o fanno parte” e ancora “sensibilizzare in particolare i giovani sul valore della vita umana e sulle drammatiche condizioni in cui versano molti superstiti di incidenti stradali; promuovere iniziative, in particolare rivolte agli studenti degli ultimi due anni delle scuole medie superiori, per la prevenzione degli incidenti stradali causati dalla guida in stato di ebbrezza alcolica o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope.”

Una legge che per noi è molto importante perché riconosce la genesi che ci ha condotto sin quì e pensiamo che l’apporto che possiamo ancora dare sia altrettanto incisivo in tema di crescita dell’assistenza alla vittime di reato ed elaborazione del lutto attraverso buone prassi da adottare sin dalle prime ore successive ad un evento traumatico mortale.

L’approccio degli organi di soccorso, nel senso più ampio dell’accezione, assume infatti notevole importanza perché costituisce l’avvio della prima fase della elaborazione del lutto che risponde a necessità molto pratiche e che, se non gestite o addirittura mal gestite, rendono più complicato il già difficile percorso che i familiari si trovano ad affrontare.

Ci proponiamo pertanto di esporre alcune proposte meritevoli di attenzione che, a nostro parere, potrebbero essere oggetto di una articolata proposta di legge volta a qualificare gli interventi della pubblica amministrazione e delle rappresentanze sociali e produttive chiamate a svolgere mansioni di pubblica utilità o pubblico interesse, pensiamo solamente ai servizi di onoranze funebri.

Per comprendere appieno le possibili correzioni e migliorie del sistema è necessario mutare prospettiva ponendosi nei panni di una madre, di un padre, di un figlio a cui sia stata appena comunicata la tragica notizia della perdita del proprio caro.

Ci troveremo così al fianco di una persona sentimentalmente devastata – coniugazione non casuale – travolta dall’accaduto con la necessità di essere accompagnata minuto per minuto, ora dopo ora, nel drammatico percorso delle prime 36/48 ore dall’apprendimento della notizia ferale. L’elaborazione del lutto inizia proprio in quell’istante ed è molto importante evitare che l’opprimente trauma emotivo si accompagni a fatti spiacevoli o censurabili e tranquillamente evitabili con la rivisitazione di procedure interne ed una specifica formazione del personale.

Si pensi, per esempio, che in talune strutture non è presente una stanza in grado di accogliere le persone in attesa di compiere l’identificazione del cadavere.

Queste persone emotivamente compromesse sono esposte a rumori, odori e quant’altra situazione che, sebbene proprie del luogo, possono essere tranquillamente evitate con qualche attenzione e provvedimento migliorativo.

Proposte:

  1. Le celle mortuarie (anche cimiteriali) di nuova costruzione, oppure in occasione di ristrutturazione delle esistenti, dovranno prevedere la realizzazione di uno spazio dedicato al lutto destinato all’accoglienza dei familiari del defunto ad uso del personale (anche extra ospedaliero) destinato al contatto con i congiunti. Si pensi alle operazioni di riconoscimento della salma, di intervista per il consenso all’espianto degli organi, eccetera;
  2. Formazione obbligatoria del personale ospedaliero ed extra ospedaliero in materia di primo approccio con le persone colpite da eventi luttuosi;
  3. Istituzione di un servizio “pronto intervento psicologico“ destinato ai familiari colpiti dal luttodi una morte violenta e a supporto degli organi di soccorso nell’immediatezza dell’accaduto;
  4. Stabilire gli enti competenti per la tempestiva gestione della notizia ferale da decesso traumatico o morte violenta nonché le procedure e le modalità per informare i familiari o i congiunti dell’avvenuto decesso. Allo stato attuale tale gestione è affidata a consolidate consuetudini che, peraltro, possono variare sul territorio nazionale, generando, talvolta, disagi e incomprensioni istituzionali con inevitabili riverberi sulle famiglie.

 

L’EDUCAZIONE ALLA SICUREZZA STRADALE

 Richiamando quanto in premessa in tema di divulgazione dei corretti stili di guida attraverso la rappresentazione di ciò che accade in occasione degli incidenti stradali, riteniamo che il metodo di approccio inter istituzionale, permeato dalla fondamentale collaborazione delle famiglie delle vittime e degli atleti disabili, possa gettare delle buone basi su cui iniziare l’approccio con una fascia studentesca – il triennio delle scuole secondarie di II grado – potenzialmente avversa alle tradizionali “lezioni istituzionali”, abbattendo quel muro di pregiudizi e di potenziale conflittualità con coloro chiamati a segnare il confine tra il lecito e l’illecito e che, tradotto in un linguaggio più diretto, possiamo tranquillamente definire come il limite oltre il quale il buon senso cede il passo al rischio esasperato dall’adrenalina alcolica, dall’ebbrezza della velocità, dallo scuotimento artificiale dei sensi che, troppo spesso, colpisce gli infra trentenni e non solo questi, purtroppo.

Forse anche in questo gruppo di lavoro, leggendo le varie proposte, potremmo lasciarci andare ad una qualche forma di scetticismo, saltando a piè pari delle proposte perché in fondo è molto facile rimanere intrappolati nell’illusoria e comoda dimensione del “…tanto non mi può accadere…”.

Ecco, quì sta il vero punto di svolta, ossia lo svestirsi dell’abito mentale che sopisce il senso di auto critica di fronte ad un bicchiere di troppo a tavola, all’assunzione di droghe (…tanto sono leggere…), al messaggino spedito dopo improbabile peripezie per districarsi dal filo di ricarica attorcigliato alla leva del cambio.

Il nostro approccio con gli studenti inizia da coloro che sono segnati dalle conseguenze dell’incidente, condividendone il vissuto, esponendo i sentimenti provati, parlando della consapevolezza che esiste un prima e un dopo, di come la vita cambia, del dolore e di una lenta maturazione, della resilienza e del desiderio di far riflettere prima che sia la tragica realtà a prendere il sopravvento.

Può sembrare che queste siano meteore destinate a piombare sulla testa degli altri ma, a ben pensare, non è proprio così e perciò auspichiamo di leggere le proposte non in sola chiave tecnico giuridica bensì di elevare gli obiettivi ad una più lungimirante e duratura sinergia istituzionale per il bene della nostra comunità, in cui, i primi a crederci, dobbiamo essere tutti noi.

I ragazzi ci guardano, ci ascoltano e ci giudicano non per i proclami ma per le testimonianze di ciò che, passo dopo passo, sapremo costruire, magari con un pizzico di stimolante utopia.

Proposte:

  1. Rafforzare il ruolo dei tavoli prefettizi provinciali in materia di educazione alla sicurezza stradale prevedendo una più intensa collaborazione tra gli uffici territoriali del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, gli Organi di polizia stradale (art.12 C.d.S.), le ULSS ed in particolare i servizi di urgenza ed emergenza medica (SUEM), i comandi provinciali dei Vigili del Fuoco e le associazioni presenti sul territorio che si occupano di assistenza ai familiari di vittime della strada e di sostegno alle persone con disabilità post traumatica;
  2. Prevedere il coordinamento prefettizio per affrontare la razionalizzazione degli interventi degli Organi di polizia stradale suddivisi per fasce d’età scolare;
  3. Analizzare a livello locale l’andamento pandemico e, in base alle proiezioni, introdurre per la prossima stagione scolastica 2021/2022 appuntamenti di educazione stradale in didattica a distanza.

Verona, 10 marzo 2021