Non nascondo a coloro che avranno la benevolenza di leggere questa esperienza maturata in seno ad un ufficio di polizia, che scrivo con dita cariche di un tremolio scaturito dallemozionante lettura di un messaggio ricevuto su WhatsApp da parte Sofia, studente 19 enne, che ha pocanzi voluto rivolgersi a noi poliziotti del progetto di educazione stradale Icaro, dopo aver appreso la notizia di un incidente stradale mortale che deve averla particolarmente segnata. Vien da sé che rischierò di essere tremendamente di parte e perciò accanito sostenitore del ruolo di un poliziotto che vive profondamente il territorio cui presta servizio e in esso interagisce con gli strumenti della comunicazione e della sensibilizzazione sul tema della sicurezza stradale. Ma per far questo al meglio è necessario che il poliziotto acquisisca la capacità di seguire sin dai primi passi i familiari che affrontano il decesso di un proprio caro e che possa agevolare lavvio della complessa elaborazione del lutto. 

Se ci soffermiamo a riflettere su quanto viene richiesto a questa figura professionale che, in sintesi, costituisce unpontetra la famiglia ed il contesto istituzionale di riferimento (Autorità giudiziaria, mondo ospedaliero, uffici anagrafe dei comuni, INAIL, compagnie assicurative, ecc.), possiamo ben comprendere la grande complessità dellincarico, sia sotto il profilo umano, sia per le necessarie conoscenze nellambito degli enti coinvolti. Tutto ciò è finalizzato ad alleviare, per quanto possibile, il carico dansia che scaturisce nei familiari dopo lincidente. 

Lorologio appeso al muro segnava le ore 5.45 di un incerto venerdì estivo, almeno a giudicare dal tempo. La città era infatti plumbea e le nuvole cariche dacqua. Un giovane padre di poco più di trentanni, dopo un rapido saluto alla moglie ed uno sguardo ai bimbi teneramente abbracciati ai loro paffuti e colorati cuscini, esce di casa e sale in sella al suo scooter per recarsi al lavoro presso la stazione ferroviaria di Verona. Il pensiero corre rapido a quante volte anchio ho condiviso questi semplici gesti e dimprovviso mi ritrovo nellangolo del garage, fermo ad osservare le chiavi ruotare nel cruscotto e accendere il motore, mentre la serranda arranca verso lalto lasciando entrare la luce e lodore dellalba. 

Lo scooter è uno di quelli potenti e quando si dà gas laccelerazione si sente. Il giovane papà avverte ora che le rade gocce dacqua sul viso si fanno mano a mano più insistenti e decide dincedere più velocemente verso la stazione ferroviaria. Nello stesso istante, poco lontano, una ormai stanca pattuglia della Polizia Stradale procede in quella che si annuncia lultima ora di servizio notturno allinsegna della pioggia battente.  

La rotatoria è preceduta da un rettilineo e lo scuterista viene sorpreso da un improvviso scroscio dacqua, tant’è che lasfalto è ormai coperto da un insidioso velo trasparente. Luomo frena ma le ruote perdono aderenza e lo scooter scivola a terra trascinando con sé il giovane padre. La fiancata abrade lasfalto, sale su unisola di traffico, irrompe nellanello rotatorio colpendo il cordolo e fermandosi allinterno dellaiuola centrale, mentre a poca distanza si adagia anche lo scuterista dolorante, ma vigile. Poco dopo giunge un passante che soccorre luomo, mentre la pattuglia della Polstrada si avvicina al luogo dellincidente ignara di quello accadrà da lì a poco. 

Quello che accade poi lo racconta il capopattuglia 

“Nella routine certi fatti sembrano molto simili. La solita pattuglia un breve rettilineo e davanti a te scorgi un incidente, ti basta uno sguardo per capire cos’è successo. C’è una persona a terra, la vittima del sinistro, una persona in piedi vicino a lui. Avvicinandoti scorgi i particolari, la persona a terra è più giovane di me, indossa ancora il casco. Il colorito non è dei migliori, è sdraiato sull’erba bagnata ed anch’egli è tutto bagnato. Si lamenta per il dolore toccandosi ripetutamente la schiena e cercando di trovare sollievo sul fianco. Non ha segni evidenti di ferite, nonostante abbia i calzoni corti, e non ha abrasioni sulle gambe ma ha perso una scarpa. La persona in piedi vicino a lui è stata la prima a giungere sul posto e ad avvisare l’ambulanza. Sta li in piedi e cerca di tenere una certa distanza, quasi volesse allontanarsi da questa cosa che non gli appartiene. Attirare l’attenzione della persona a terra per distrarlo dal dolore appare una priorità. Le domande si susseguono per capire chi hai davanti e cosa gli è successo, se c’è qualcosa che puoi fare per lui. Finalmente in lontananza si sentono le sirene, l’auto medica e l’ambulanza. Il personale medico è velocissimo, in un attimo il ferito viene soccorso e trasportato in ospedale. Non resta che concludere i rilievi del sinistro. Al termine di essi vieni avvisato che il ferito non ce l’ha fatta. Resti incredulo. Ma com’è possibile, ti chiedi, hai parlato con lui fino a pochi minuti prima.” 

La pattuglia rientra, mesta, ed i pensieri dei poliziotti volano alti, almeno sino a quando tento dintercettarli al telefono facendomi raccontare di quel padre dolorante ma cosciente che, certamente inconsapevole di quanto gli accadrà, rivolge i suoi ultimi pensieri alla sua famiglia, alla moglie, ai primi due figli ed ai neonati gemellini a casa e ancora avvolti dal sonno. 

Realizzo immediatamente lenorme valore di quanto vissuto dai miei colleghi e quanto la loro testimonianza possa incidere positivamente nellelaborazione del lutto. Il racconto non potrà probabilmente lenire il dolore dei familiari ma certamente costituirà un balsamo con cui intraprendere un percorso a cui nessuno di noi è veramente preparato. 

Un paio di giorni prima del funerale conosco i genitori delluomo e, dal momento che li sento pronti, racconto le ultime parole del figlio ma questa volta, come raramente accaduto in passato, sono io a cedere il passo al nodo in gola ed alle lacrime. Ci abbracciamo nel silenzio del mio ufficio, loro sentono me ed io loro. Alla fine, se lo riterranno utile, propongo di poter organizzare un incontro tra la nuora ed i miei colleghi. Il gesto è sentitamente apprezzato e concludono dicendo che mi faranno sapere dopo il funerale. Così è andata, infatti poco dopo le esequie ricevevo la telefonata del padre sul cellulare di servizio, e venivo pregato di agevolare lincontro.  

Una volta fissata la data, il momento ci ha raggiunti rapido e ci siamo seduti attorno al tavolo dellufficio arredato con piante e colori pastello per rendere quanto più accogliente un ambiente tipicamente impersonale ed austero. 

Il dialogo è stato sereno ed emozionante per tutti, anche per i pattuglianti che, per difendersi dal travolgimento emotivo, hanno scelto di mantenere un certo distacco dalla vicenda. I loro pensieri sono stati poi questi: ” Qualche giorno dopo vieni informato che i familiari della vittima chiedono di parlare con te degli ultimi attimi di vita del loro congiunto. Certo che si. Se possiamo in qualche modo aiutare è nostro dovere. La moglie è una donna minuta che sembra sentire tutto il peso della famiglia sulle spalle. Il padre invece, sembra più composto, per quanto lo possa essere un padre che ha perso un figlio. Dopo pochi convenevoli raccontiamo i fatti. Sappiamo cosa vogliono sapere. Quando eravamo sul luogo del sinistro abbiamo chiesto all’uomo se era sposato e se avesse figli. Si rispose, quattro. 

Evidentemente la moglie voleva sapere se avesse parlato di lei o dei figli, se magari, com’è accaduto, avesse avuto qualche parola per loro. Nessuno si aspettava che i fatti si svolgessero come sono accaduti. Nessuno si aspettava che da li a poco quel padre, quel marito, quel figlio non ci sarebbe più stato.” 

Lincontro è stato prezioso anche per chiarire la dinamica dellincidente ed i dettagli ad essa collegati. Nelle settimane seguenti abbiamo aiutato sotto ogni aspetto la famiglia, offrendoci anche quale tramite istituzionale con altri uffici. 

Questa esperienza è in realtà solamente lultima, in ordine di tempo, di una lunga serie ma la consapevolezza acquisita durante il 1^ corso “Chirone” ci ha consentito di aprirci ancor di più alle famiglie con estrema umanità, come peraltro emerge dai pensieri di un assistente capo, uomo e padre ancor prima che poliziotto della Stradale. 

“ Sicuramente è il confronto più difficile, una situazione che vorresti sempre evitare. Presentarti a persone che non conosci per comunicare notizie orribili. Non è affatto semplice, non è una pacco da lasciare sulla porta e andarsene, ma devi cercare una strada dolce per una meta impervia. Non sei mai preparato a sufficienza anche se cerchi di seguire alcuni schemi che l’esperienza sul campo ti suggeriscono essere i migliori. Arrivi al confronto diretto, è il momento che devi dirlo: tuo marito, tua moglie, tuo figlio è rimasto vittima della strada. Il rifiuto è la più prevedile delle reazioni umane, bisogna vincere la resistenza di chi non vuole credere che sia successo proprio a lui, che sia successo a un suo caro. Vorresti dare a queste persone conforto, un segno forte di solidarietà e vicinanza. Non conosci loro non conosci la vittima. L’unica cosa che conosci è come e successo e questo non basta. 

Una volta assimilato l’accaduto, per i familiari diventi lo sfogo naturale delle loro emozioni. La divisa non c’è più resta l’uomo e la spalla su cui piangere. 

Vieni così investito da una moltitudine di domande, in primis come è avvenuto il trapasso, se ha sofferto, se è successo sul posto. Vorresti avere le risposte che si aspettano da te. Allora, a volte, ti rifugi anche in mezze verità, come se nella vicenda ci fosse una parte senza sofferenza. 

Capitano anche situazione così particolari che ti colgono sempre impreparato.” 

Affido la chiusura al messaggio di Sofia, lasciando così spazio alla speranza e allumanità che risiede dentro ognuno di noi. 

“Ciao, mi chiamo Sofia e ho 19 anni.. È passato del tempo da quando avete fatto un incontro nella mia scuola. Vi volevo ringraziare perché prima davo per scontate molte cose ma una settimana fa ho capito realmente l’importanza della sicurezza sulla strada; per mia fortuna non l’ho provato in prima persona ma la settimana scorsa mi è capitato di vedere un incidente e sarò sincera da quel giorno la mia vita.. un uomo con il figlio in macchina senza cintura, ed un ragazzo in moto senza protezioni.. senza entrare in particolari le condizioni del ragazzo erano pietose e la scena non riesci a dimenticarla.. continuo a ripetermi se solo avesse avuto le giuste protezioni! Mi tocca molto perché anch’io e il mio ragazzo abbiamo la passione della moto e spesso per adrenalina si corre e senza il giusto abbigliamento.. Volevo dirvi che apprezzo molto ciò che fate, sono contenta di essermi salvata il numero di Verona Strada Sicura a quell’incontro…” 

(di Andrea Scamperle)