Il grave incidente occorso nei pressi del casello di Verona est, lungo l’autostrada A4 fra Verona e Vicenza di quella notte del 20 gennaio 2017, ha lasciato tutti sgomenti, sia per la gravità di quanto accaduto legata alle troppe giovanissime vittime, molte di esse senza alcuna via di scampo dalla rovente carcassa dell’autobus andato completamente in fiamme.
L’incidente si è verificato alle ore 23:38 e da quel momento la macchina dei soccorsi veronesi si è messa in moto offrendo il meglio. Sono giunte sul posto in pochi minuti due pattuglie della Polizia Stradale che dopo aver compreso le dimensioni di quanto si stava verificando, oltre che isolare la zona e prestare i primi soccorsi, attivavano le procedure della maxi emergenza con l’immediata chiusura dell’arteria autostradale interessata in collaborazione con gli Ausiliari della Viabilità  della A4. Gli agenti veronesi fornivano agli ustionati i teli antincendio e coperte termiche del kit di pronto soccorso per offrire un mite riparo dal pungente freddo della nottata.
Contestualmente i Vigili del Fuoco di Verona, percepita la situazione, inviavano 6 automezzi per le operazioni di spegnimento ed anche un pulmino che, assieme ad un altro della Polizia e uno della Croce Verde, soccorrevano i giovani studenti sconvolti e infreddoliti, trasportandoli presso le strutture sanitarie. Dalla base operativa del 118 di Verona, sempre in pochissimi minuti, venivano allertati gli equipaggi delle auto mediche e delle ambulanze della Croce Rossa Italiana che provvedevano a trattare sul posto e ospedalizzare poi ben quaranta pazienti, ricoverati nei tre principali ospedali della zona.
Nel corso della nottata si sono succeduti sul posto il Questore, il Magistrato di turno, il Comandate della Polstrada, mentre i vertici istituzionali veronesi e consolari ungheresi erano in costante contatto telefonico per seguire le operazioni di soccorso e le prime fasi delle indagini.
Sin dalle prime ore della mattinata si presentavano spontaneamente molti cittadini ungheresi che ora vivono nel nostro paese e si offrivano quali interpreti. Molti di loro fornivano assistenza presso l’Hotel Ibis, all’uscita del casello autostradale di Verona Sud, in cui erano alloggiati i superstiti che rientravano dagli ospedali e poi i loro familiari in arrivo da Budapest, con l’intero staff consolare ungherese.
Fondamentale in questa circostanza il supporto della società autostradale che contribuiva in maniera determinante all’ospitalità e al ristoro di queste persone ferite e sconvolte. Altri ragazzi ungheresi sono stati poi ospitati presso gli Hotel Maxim di Verona e Saccardi di Sommacampagna.
In supporto agli operatori di polizia veronesi, il Dipartimento della Pubblica Sicurezza affiancava degli equipaggi della Stradale provenienti dal Veneto, dalla Lombardia e dall’Emilia Romagna che, sotto la regia di psicologi della Polizia di Stato, avvicinavano i superstiti fornendo loro ciò che in quelle ore erano le uniche cose proponibili: solidarietà e calore umano. Immaginabile poi il viavai da gestire delle troupe televisive nazionali e d’oltre confine. Durante la mattinata di sabato 21, il governo ungherese inviava dei medici in servizio presso il loro Ministero della Sanità, per la gestione dei feriti e l’organizzazione del loro rientro in patria.
Mentre la macchina del soccorso era in piena attività, sul posto dell’incidente indagavano i poliziotti della Stradale e della Scientifica di Verona e Padova, che si occupavano anche dei prelievi di DNA, dapprima sulle salme e poi suoi loro familiari per poter attribuire l’esatta identità ai corpi resi irriconoscibili dalle fiamme.
Preziosissimo il lavoro svolto da questo personale nell’ambito del protocollo internazionale DVI – Disaster Victim Identification. Durante queste delicatissime presso gli obitori veronesi, i familiari venivano sostenuti dagli agenti della Polstrada, da un interprete ed uno psicologo di madre lingua.
I ragazzi scampati al rogo, prima di ripartire alla volta di Budapest, partecipavano ad un incontro di “scarico emozionale” con un team di psicologi ungheresi, permettendo loro di proseguire il viaggio con un carico accettabile.
In questo terribile incidente perderanno poi la vita ben 17 persone, principalmente giovani di quest’autobus in gita scolastica di nazionalità ungherese che dalla Francia stava rientrando a Budapest.
La notizia di questa strage veronese ha fatto il giro del mondo e sono apparsi articoli sia sulla BBC che sul Washington Post, senza tralasciare tante altre testate tra cui quelle cinesi ed australiane.

Sovrintendente Nicola Agandi

 

Lettera di solidarietà al popolo ungherese

Lettera di solidarietà al popolo ungherese