La serata del 3 agosto doveva essere interamente dedicata a due persone “speciali” che qualche tempo fa, purtroppo, hanno perso rispettivamente il marito e il padre a causa di un gravissimo incidente stradale accaduto nel veronese.

Con grande dispiacere l’incontro non si è svolto per le conseguenze delle piogge torrenziali di una decina di giorni fa e il Centro sociale Mazzini di Borgo Venezia, che ospita la nostra sede, è stato dichiarato inagibile per la messa in sicurezza dello stabile.

Iniziamo la breve cronaca della giornata dal nostro provvidenziale gruppo Telegram che è sempre stato molto gettonato per mantenere i contatti nell’era Covid-19 e che anche ieri ci ha aiutato ad organizzare al meglio l’accoglienza per questa famiglia colpita dall’ennesimo “lutto motociclistico”. La nostra sede si trova in una zona residenziale circondata da un accogliente spazio verde, con pini marittimi d’alto fusto maestosamente ritti su un declivio che abbraccia l’ampia scalinata marmorea d’accesso allo stabile. Tanto verde, tanti profumi ma anche tanta manutenzione imposta dalla frequente caduta di aghi che, ormai secchi, finiscono sul tetto dello stabile e poi la pioggia li precipita come minuscole canoe nelle caditoie straboccanti d’acqua. Complice l’età della struttura e una manutenzione forse non al passo con il tempo trascorso, insomma, qualsivoglia sia la causa, ieri pomeriggio ci siamo accorti che qualcosa non era andato per il verso giusto perchè i tappeti d’ingresso al centro parevano aver arginato un fiume d’acqua piovana sbattuta di stravento sulle porte a vetri oltre le quali si accede alla grande sala al piano terra dello stabile.

Spalancato l’accesso e volendo utilizzare una espressione squisitamente poliziesca, siamo stati attinti da un forte odore di aria stantia e ammuffita, tipica delle case sfitte; una mitragliata per il naso che si è subito arricciato rifiutandosi di prestarsi alla seconda ondata d’aria maleodorante. Le tapparelle abbassate e la scelta di non accendere le luci per evitare possibili corto circuiti, ci hanno proiettato sul set di un film noir, dove un occhialuto commissario di provincia mette piede per la prima volta sulla scena di un delitto consumato giorni prima e che, intuito cosa lo attende, sfila istintivamente dalla tasca dell’impermeabile un fazzoletto sgualcito che porterà poi con stizza al naso per coprire ogni odore.

Attraversata la penombra dell’ampio salone con un rapido slalom tra i ristagni d’acqua, siamo frettolosamente saliti al primo piano e ad accoglierci c’era il suono fastidioso e penetrante del cicalino monotono dell’impianto antincendio, la cui consolle pareva essere il tetto stroboscopico di un mezzo di soccorso. A questo punto non rimaneva che incrociare le dita, infilare le chiavi nelle toppe e aprire le porte delle tre stanze che il Comune ci ha assegnato (a titolo oneroso) e che i nostri soci, con tanta buona volontà, hanno completamente ristrutturato dopo un lungo periodo d’incuria.

Purtroppo i sospetti d’allagamento diffuso hanno trovato un rapido riscontro in due delle tre stanze con il contro soffitto in parte ceduto, con sedie piene d’acqua e improbabili pozzanghere stagnanti.

Un brutto colpo, giunto proprio nel pieno della ripresa delle nostre attività e altro non abbiamo potuto fare che richiedere l’intervento dei Vigili del Fuoco, della Polizia Locale, della Presidente della Circoscrizione e del personale di Sicuritalia che si sono apprezzabilmente precipitati per constatare l’accaduto ma, con diffuso dispiacere, si sono anche visti costretti ad adottare un provvedimento urgente d’inagibilità per l’intero centro sociale.

Una rapida telefonata alle nostre persone “speciali” con l’auspicio di incontrarci quanto prima possibile e poi abbiamo chiuso le porte alle nostre spalle con la promessa della Circoscrizione di riaprire al più presto, locuzione spesso utilizzata quando l’incertezza è la protagonista di una storia di cui nessuno conosce l’epilogo.

Ma non dimentichiamo che i nostri soci sono gente speciale, quelli che arrivano quando gli altri si allontanano, quelli a cui la vita ha riservato la più profonda delle ferite. Il Bene lo sappiamo riconoscere perché arriva dopo le difficoltà e allevia il dolore. Il Bene ha i suoi tempi ma noi siamo certi che sia già al lavoro 😊.

 

Andrea Scamperle

Segretario