LA NOSTRA STORIA

quando tutto iniziò

Sugli incidenti stradali si è sentito molto, soprattutto negli ultimi anni in cui sono diventati motivo di forte allarme sociale: dati, statistiche, fasce orarie, paragoni su paesi, condomini scomparsi, se ne sono udite le cause, si sono viste collocare auto incidentate nelle piazze, affiggere tabelle che aspirano ad indicare quanti bicchieri si possono bere prima di incappare nelle rigide sanzioni previste per lo stato d'ebbrezza; insomma si conoscono molto di più i motivi per cui accadono gli incidenti.
Lo si sa o forse si crede di saperlo ma, in fondo in fondo, tutto questo turbinio di notizie e dati non persuade a fondo, queste tabelle non inducono la maggior parte dei guidatori ad una vera prudenza, insomma tutto interessantissimo quanto detto e scritto, ma c'è ancora qualcosa che sfugge, che ci separa da una profonda autodeterminazione a condotte di guida più sicure.
Parlando con i
Poliziotti della Stradale e della Municipale, gli Infermieri del SUEM 118 ed i Vigili del Fuoco, intervenuti dopo l'ennesimo incidente stradale, emergono espressioni attonite ed interrogativi sul come si possa guidare oltre il limite del buon senso, senza valutarne appieno le conseguenze. Per i soccorritori è tutto talmente manifesto, drammaticamente chiaro, che la sovraesposizione allo stress derivante da ripetute missioni su scenari d'incidenti stradali gravi, provoca delle malattie professionali studiate nell'ambito della “psicologia dell'emergenza”.
Ma se i soccorritori sono così sensibili al problema delle stragi stradali, perché non pensare ad un percorso di prevenzione che li veda protagonisti e sia poi rivolto a tutta la popolazione? Questa domanda se la sono posta le istituzioni veronesi, chiedendosi perché non provare ad abbinare l'asettico dato statistico sulla sinistrosità stradale al vivo racconto di un soccorritore. Per i soccorritori è più semplice trovare risposte, perché sono dentro ognuno di loro: la realtà di quanto hanno vissuto, i sentimenti scaturiti dopo un incidente, lo sgomento, il dolore, la rabbia, l'incredulità!
Da quì nasce l'idea di giovani poliziotti diretti dall'allora Comandante della Polizia Stradale
Vincenzo Diaferia, il quale nel 2001, sull'onda delle “stragi del sabato sera”, li inviava nelle scuole superiori di secondo grado a svolgere interventi volti a sensibilizzare gli studenti del triennio (16/17/18 anni) sulla pericolosità delle condotte di guida a grave rischio d'incidente: abuso di alcol, uso di droghe, distrazione e velocità pericolosa.
Sino alla fine degli anni '90, infatti, ben poca cosa era stata fatta nel campo della prevenzione degli incidenti in quelle fasce d'età della popolazione, ed il problema che si pose sin da subito, fu di come rendere incisivi gli interventi per i giovani adolescenti, che spesso dimostrano atteggiamenti insofferenti verso l'autorità. Se da una parte l'obiettivo era di raggiungere la sensibilità dello studente, dall'altra la sfida era di come raggiungerla, poiché modelli educativi precostituiti validi non ve n'erano.
Un team di poliziotti particolarmente attenti al fenomeno della sinistrosità stradale iniziò ad elaborare un percorso di prevenzione per i ragazzi delle scuole superiori di secondo grado e l'idea è stata di rappresentare la realtà, depurata da ogni pregiudizio, tramite l'illustrazione di foto e video di una serie incidenti stradali accaduti sulla rete viaria veronese e vissuti in prima persona dagli stessi poliziotti che si sono poi fatti carico di interagire, sul piano umano, con i familiari e, professionale, con l'Autorità Giudiziaria.
Gli incidenti stradali sono stati inseriti in una presentazione multimediale con metodicità, tenendo propriamente conto delle cause scatenanti, con particolare riguardo alla categoria dei “disturbi dell'attenzione” che, correlati all'elevata velocità, spesso determinano la gravità di un incidente. Chiaramente, in tema di “stragi del sabato sera”, ma forse sarebbe propriamente opportuno definirle solamente “stragi”, senza relegarle in un arco temporale ben determinato, non si tralasciava di trattare il fenomeno della guida in stato d'ebbrezza alcolica e sotto l'effetto di sostanze stupefacenti.

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Dopo i primi incontri iniziati nel 2001, in cui le figure istituzionali che interagivano erano esclusivamente appartenenti alla Polizia Stradale, è iniziata una stretta, e per certi versi naturale, collaborazione con il personale infermieristico del SUEM 118 “Verona Emergenza”. A seguire, nel 2003, il Settore Trasporti Traffico e Mobilità della Provincia di Verona, si interessava al progetto e manifestava la disponibilità della Provincia ad ampliarne i contenuti professionali.
Da qui l'idea di dedicare una “due giorni all'educazione alla sicurezza stradale” con gli studenti delle scuole superiori tramite interventi combinati con il personale della Provincia, che gestisce una buona parte della rete viaria scaligera, ed il personale dei Dipartimenti di Prevenzione e Dipendenze delle ULSS 20, ULSS 21 e ULSS 22 di Verona, Legnago e Bussolengo, senza dimenticare il prezioso contributo della Commissione Medica Locale Patenti di Verona.
L’
Ufficio Scolastico Provinciale, già Provveditorato agli Studi si occupava di coordinare gli interventi nei vari istituti aderenti all'iniziativa. Nasceva così una eccellente, e per certi aspetti unica, sinergia tra Enti pubblici che nel 2004 sfociava nella firma dell'Accordo “Gli incidenti stradali nella provincia di Verona: analisi, cause, conseguenze e prevenzione” che siglava questa collaborazione istituzionale, nata ed ideata in seno alla Pubblica Amministrazione, priva di ogni genere di intervento esterno ed a “costo zero” per i bilanci degli Enti coinvolti.
I partecipanti al progetto si incontrano periodicamente per confrontarsi e condividere le esperienze, raccogliendo i suggerimenti che giungono dagli insegnanti e dagli studenti. Nel corso degli anni, infatti, la “due giorni sulla sicurezza stradale” ha subito modifiche di vario genere, ma l'impianto è rimasto sostanzialmente integro, come peraltro espressamente richiesto dagli stessi studenti nei questionari di feedback che sono stati somministrati loro al termine di ogni lezione.
Ma tornando ora al metodo educativo proposto dai soccorritori, sostanzialmente emozionale, non si poteva non coinvolgere i testimoni più toccati negli affetti dagli incidenti stradali, ossia i familiari delle vittime: le madri, i padri ed i fratelli che tramite l'espressione del loro dolore, della loro storia, possono cementare quei valori che sono alla base della sicurezza, sia essa stradale, sul lavoro ed in ogni altro ambito sia necessario rispettare delle regole per la nostra e l'altrui incolumità.

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Il gruppo che da anni svolge questa attività a Verona è formato da operatori, poliziotti ed infermieri che prima di tutto sono persone cariche di sentimenti, come i familiari dei cinque ragazzi che nel 2005 hanno perso la vita a Verona: Levi, Tobia, Martina, Nicole e Valeria. Familiari che incessantemente affiancano gli infermieri ed i poliziotti nell'opera di prevenzione. Educare alla sicurezza non è semplice, anche perché i risultati non sono immediati, tangibili, gli incidenti continuano ad accadere, ma la convinzione che “chi salva una vita, salva un mondo intero”, rafforza la volontà di ogni soccorritore e forse aiuta chi ha perso il suo “piccolo mondo” ad alleviarne per qualche istante il dolore.
Dal 2014 si sono uniti al gruppo anche i
genitori di Simone, che nel 2012 ci ha lasciati dopo l'ennesimo incidente stradale e nel 2016 si sono aggiunti i familiari di Costanza che ci ha lasciati nel mese di marzo del medesimo anno.

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Questo è quanto deve aver pensato il Prefetto di Verona, molto sensibile al problema, che nel 2006 ha avviato il tavolo della sicurezza attorno al quale ora siedono tutti gli attori istituzionali che si occupano di arginare il fenomeno della sinistrosità stradale, sia sul fronte della repressione, sia su quello della prevenzione.
Altre figure fondamentali che portano la loro testimonianza sono gli atleti di handbike del
G.S.C.GIAMBENINI di Pescantina (VR) che sin dal 2004 raccontano “in tandem” con i soccorritori la loro vita prima e dopo l’incidente stradale.

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Il
G.S.C. GIAMBENINI è costituito da un gruppo di sportivi che praticano ciclismo agonistico con la caratteristica di essere persone con diverse disabilità, la maggior parte come diretta conseguenza di un incidente. In anni di attività gli atleti hanno conquistato diversi titoli e piazzamenti in competizioni nazionali ed estere, ma la sfida più grande l’hanno superata riacquistando fiducia in se stessi con la consapevolezza che insieme, in team, hanno più forza e quando qualcuno rimane “indietro” gli tendono la mano, non solo in senso figurato.
Il loro è un agonismo proiettato verso il sociale, verso giovani e meno giovani, che continuano a farsi del male, che si giocano la salute e la vita sulle strade e nei vicoli ciechi dello sballo e degli eccessi.
Gli atleti del GSC sono testimoni, loro malgrado, di errori o di fatalità, e rappresentano un monito e un esempio di come la vita continua, anche su una sedia a rotelle, come un unico grande viaggio che dipende in larga misura dalle nostre scelte. A tutti noi decidere come la vita possa essere un viaggio meraviglioso oppure una lenta discesa verso l’oblio.

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La risoluzione del problema delle stragi stradali non può essere semplicemente e comodamente relegata alla prevenzione nel solo mondo giovanile. Certamente questo contesto è più semplice da avvicinare in virtù del fatto che i giovani sono nella stragrande maggioranza studenti; ma gli adulti non hanno lo stesso diritto ad essere “formati alla sicurezza”? Dobbiamo forse rassegnarci e lasciare che intere generazioni rimangano prive di quel diritto alla prevenzione che i loro figli e nipoti ricevono a scuola?
Se è vero che i “giovani” rappresentano il contesto sociale e familiare in cui vivono, per quale ragione gli adulti devono privarsi di un'educazione alla sicurezza stradale? E' proprio per questo che dal 2005 i poliziotti, infermieri e vigili del fuoco si sono proposti alla popolazione per incontri in luoghi di grande aggregazione come sale convegno, teatri e parrocchie, dove poter raccontare esperienze e suggerire comportamenti utili a prevenire gli incidenti stradali.

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Infermieri, vigili del fuoco e poliziotti sono convinti che i comportamenti asociali, di aperta sfida alle regole di convivenza, tolleranza e solidarietà, trovino radici lontane, sin nella primissima infanzia e la famiglia, la scuola, le istituzioni civili e religiose devono farsi carico di educare al rispetto delle regole innanzi tutto con l'assordante silenzio delle proprie azioni che, già da sole, testimoniano di aver interiorizzato quella cultura di rispetto dell'altro che sulla strada manifesta la civiltà di un popolo.

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